Imbrogli cultural-mediatici
La discussione se sia o no un imbroglio quello di imputare alle vicende politiche italiane l’andamento dello spread tra Btp e Bund è una perdita di tempo. Si sa che in larga misura ciò che oggi muove il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi non sono le nostre vicende, ma quelle internazionali. E non conta tanto la valutazione sulla nostra capacità di ripagare il debito, quanto quella sulle possibilità di sopravvivenza dell’euro.
6 AGO 20

La discussione se sia o no un imbroglio quello di imputare alle vicende politiche italiane l’andamento dello spread tra Btp e Bund è una perdita di tempo. Si sa che in larga misura ciò che oggi muove il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi non sono le nostre vicende, ma quelle internazionali. E non conta tanto la valutazione sulla nostra capacità di ripagare il debito, quanto quella sulle possibilità di sopravvivenza dell’euro. Mentre la previsione prevalente sino a qualche mese fa era che l’euro non avrebbe superato il 2013, ora s’è diffusa la convinzione che tale pronostico sia errato. Però se un governo ha un ampio deficit l’offerta dei nuovi titoli può superare la domanda e ciò fa salire lo spread, mentre se ha un deficit basso o nullo vale l’opposto. Comunque lo spread, invece che schizzare in alto a causa delle annunciate dimissioni di Monti, ha oscillato attorno al proprio precedente livello. Ieri addirittura il Tesoro ha venduto tutti i 3,5 miliardi di euro di Btp a 3 anni con tassi ai minimi da ottobre 2010.
Il vero imbroglio dello spread non è quello che lo collega alle vicende italiane con la tesi – chiaramente falsa – che la presenza di Berlusconi lo faccia salire. E’ quello che lo collega con le critiche alla politica europea. E’ infatti l’inadeguatezza di questa Europa a trazione teutonica ad aver avvalorato la tesi del crollo dell’euro. Gli eccessi deflattivi del Fiscal compact, gli ostacoli posti da Berlino al libero operare della Bce di Mario Draghi, i “nein” a Eurobond e Unione bancaria: essere “europeisti”, oggi, non vuol dire forse opporsi a queste politiche particolaristiche, nazionalistiche e soprattutto dannose per la moneta unica?